mercoledì 21 febbraio 2018

Realistico.




L’impressione iniziale è quella di un vago profilo di ragazza dallo sguardo quasi severo, disincantato, di chi sa piuttosto bene cosa fa e cosa si prepara ad affrontare, senza per questo minimamente abbattersi, senza grandi paure, lasciandosi catturare nell’attimo preciso in cui solleva il suo interesse dai libri sui quali ha appena finito di studiare, ed osserva qualcosa avanti a sé lungo una direzione prospettica lontana, verso il futuro insomma, non quello suo del tutto personale, non verso ciò che magari le potrà succedere direttamente a lei negli anni a venire, ma verso il  futuro pur nebuloso e incerto di tutta la sua generazione.
Un progetto anche troppo ambizioso per un semplice disegno, però sicuramente anche il tema più importante e significativo che si può respirare tra i muri di un edificio scolastico. Cinzia ne ha parlato un pomeriggio con Francesco, e lui sfumando sulla carta qualche tratto incerto con una matita morbida ha cercato di dare un senso abbastanza preciso a quella idea di fondo. Lei non ne è convinta però, e forse neanche lui: troppo semplicistica, le dice mentre sorseggia un’aranciata davanti al tavolo del solito localino nei dintorni del liceo.
Mi pare stupido disegnare una figura che rappresenti tutti, dice lui, però non saprei come superare questo scoglio. Potrebbe essere una persona precisa, una di noi scelta tra le classi e le sezioni, con tanto di nome e cognome, fa lei, così potrebbe rappresentare maggiormente se stessa pur rimanendo una come tutti. E magari trovarne una con evidenti difetti, in modo da non lasciare proprio alcun dubbio, dice lui con ironia. No, non funziona, aggiunge poi; dobbiamo riflettere meglio, travate il dettaglio giusto che riesce ad interpretare il nostro pensiero di fondo, sempre che si voglia intraprendere davvero questo lavoro.
Così, quasi per scherzo, loro due hanno deciso di andare a parlarne con il loro preside, e la mattina seguente mentre come sempre sono a scuola, chiesto naturalmente il permesso agli insegnanti, si sono ritrovati di fronte a quella porta un po’ imperiosa, a cui hanno bussato con una certa titubanza, finendo per essere veramente ricevuti. Il preside del liceo è una persona apparentemente buona, un uomo che ascolta sempre gli altri e difficilmente assume un’espressione contrariata, anche se il suo ruolo sicuramente non è facile. Ha detto che l’idea è senz’altro ottima, sicuramente da sostenere, anche se, ha spiegato: non sono queste le cose che mi aspetto da voi studenti. Ci vorrebbe qualcosa di inclusivo, ha detto alzandosi da dietro la sua scrivania; un gioco, una festa, un concorso di idee, insomma un progetto che coinvolgesse proprio tutti, che facesse sentire ognuno come un importante piccolo ingranaggio nel motore principale della nostra scuola, piuttosto che qualcosa finito e realizzato da due come voi, senz’altro preparati, ma che purtroppo non sono tutti gli altri.
Cinzia e Francesco sono rimasti un attimo in silenzio, quasi perplessi; poi si sono alzati, hanno ringraziato, salutato, ed alla fine sono usciti dall’ufficio. Nel corridoio lei ha detto subito che il loro disegno e soprattutto la loro idea va comunque portata avanti, e lui senza guardarla si è sentito di annuire senza aggiungere nient’altro. Poi sono rientrati ognuno nella propria classe.

Bruno Magnolfi


venerdì 16 febbraio 2018

Possibile sorte.




Non ci devono essere ritardi nella consegna, gli fa lui; e l’altro operaio che fino adesso ha cercato di accampare qualche motivo per prendersi un po’ più di tempo, all’improvviso abbassa la testa e poi ricomincia a lavorare su quell’auto già parzialmente smontata. In carrozzeria è tutta una questione di giusto tempo, né troppo né poco: le macchine non possono stazionare là dentro chissà per quanti giorni, perché il posto all’interno viene subito a mancare, e comunque i tempi fisiologici per quanto riguarda ad esempio la stesura delle vernici con la relativa essiccazione, non possono essere certo ridotti. Andrea sa valutare piuttosto bene questi parametri, ed in questo segue fedelmente il titolare dell’officina che è sempre prudente quando comunica le date di riconsegna delle vetture ai suoi clienti.
Poi saluta i ragazzi e va via come tutti gli altri dipendenti alla fine della loro giornata di lavoro. Ci sta bene là dentro Andrea, non ha dubbi, però da un po’ di tempo sta pensando sempre più spesso di cercare un’altra carrozzeria dove andare a lavorare. Non lo ha detto a nessuno, forse non ci vuole neppure pensare troppo seriamente, però sa che è così, che andrà a finire così, perché non riesce più a lavorare sentendo altrove la propria testa. Lei è troppo vicina, in quell’ufficio di là dalla porta coi vetri, ed Andrea certe volte non riesce quasi a distogliere lo sguardo da Anna, è diventata come una calamita che lo attrae continuamente.
Non c'è niente tra loro, probabilmente non ci potrà mai essere niente, e forse proprio per questo è doveroso per lui dare un taglio a tutte le cose. Ha deciso, non ne parlerà preventivamente con nessuno, prenderà semplicemente degli accordi con qualche altra officina, con la sua esperienza nel settore non ci dovrebbero essere problemi, e poi uno di questi giorni consegnerà una semplice lettera di dimissioni proprio nelle mani di Anna, la loro ragioniera da sempre. Si giustificherà dicendo a tutti che il nuovo titolare gli ha offerto uno stipendio più alto, o delle condizioni di lavoro migliori, oppure che a lui ogni tanto piace cambiare, e nella nuova azienda gli è stato offerto di rivestire il ruolo di capofficina.
Qualcuno avrà da ridire, magari si chiederanno ulteriori spiegazioni, si proverà in ogni modo a farlo tornare sulla sua decisione, ma alla fine tutti si dovranno piegare a quella che evidentemente è proprio la sua volontà, compresa anche Anna, che probabilmente in quel giorno se ne rimarrà nel suo ufficio senza dire un bel niente, comprendendo perfettamente i motivi e la nobiltà di un gesto del genere. Presto si dimenticheranno l’uno dell’altra, e non ci sarà più niente da dire su quell’argomento, e dopo un tempo infinito forse si rincontreranno per caso, ed allora potranno sorridersi con maggiore libertà, e magari decidere di vedersi qualche volta per bere assieme qualcosa dentro un caffè.
E così Andrea potrà ancora dire che ha fatto proprio di tutto per dimenticarla, per non pensare più ad Anna; salvo rendersi conto che forse questo non era del tutto possibile.

Bruno Magnolfi



mercoledì 14 febbraio 2018

Punta di matita.




Lo ha visto andare via, Cinzia. Stava compilando gli ultimi esercizi di matematica nella camera al piano superiore, ed ha gettato distrattamente uno sguardo dalla finestra verso il giardinetto davanti alla sua casa, proprio nell’attimo in cui il signor Renai con la mano sul cancello si è voltato a salutare. Allora lei dopo qualche minuto è scesa, è andata da suo padre che nel frattempo era rientrato nel suo studio, e con tutto il riguardo e la cortesia possibili gli ha chiesto sorridendo una qualche spiegazione. E’ un assicuratore, oltre ad essere il padre di un tuo compagno di liceo, le ha detto corto il signor Baronti; è venuto fino qui soltanto per propormi una nuova polizza. Certe volte il mondo è piccolo, le cose paiono imbrogliarsi in un momento, ma è sempre meglio avere le idee piuttosto chiare su quanto ci succede attorno.   
Francesco a scuola il giorno seguente non ha proprio saputo neanche spiegarselo, però in fondo del mestiere di suo padre lui non conosce praticamente quasi nulla, ha soltanto visto qualche volta da fuori il palazzone delle assicurazioni che si erge lungo il viale, dove sa che lui va a svolgere ogni giorno le sue mansioni di impiegato insieme a chissà quanti altri. Certo, che i loro genitori adesso abbiano cominciato quasi a frequentarsi, anche se soltanto per ragioni sostanzialmente di lavoro, potrebbe essere qualcosa di antipatico, ma nonostante tutto questo secondo lui senz’altro non potrà mai cambiare niente nel loro rapporto e in loro due. Per Cinzia invece qualcosa sembra si sia messo di traverso, anche se non saprebbe spiegare il motivo esatto di questa sensazione negativa che sta provando.
Così poi sono usciti assieme nel pomeriggio, ed hanno fatto il solito giro lungo le strade del centro per parlare e scambiarsi delle idee. Mi pare tutto così strano, ha detto Cinzia ad un certo punto. Se tuo padre lavora dentro ad un palazzo pieno di uffici, non capisco proprio per quale motivo debba andare al domicilio di un cliente. Non lo so, ha risposto Francesco, ma ciò che credo importante è che in fondo tutto questo non riguarda niente di noi due. Ti voglio bene, ha detto allora lei senza guardarlo, per me non sei soltanto un amico o un semplice compagno di liceo. Lui è rimasto in silenzio, ma un’emozione forte e improvvisa lo ha raggiunto agli occhi fino a farlo quasi lacrimare. Lei gli ha preso la mano infilando delicatamente la propria nella sua tasca del giubbotto, Francesco l’ha subito stretta e si è sentito bene, come mai era stato.
Lungo il corso sono entrati in un caffè, si sono seduti ad un piccolo tavolo in disparte e si sono guardati per un po’. Lui ha tirato fuori una matita, e su un tagliolino di carta ha sbozzato rapidamente l’espressione di lei, i suoi occhi, il suo sorriso. Avevano voglia di abbracciarsi, ma a nessuno dei due veniva in mente di volersi spingere con rapidità troppo in avanti. Così hanno bevuto semplicemente un succo di frutta a mezzo, poi sono usciti e Francesco ha deciso di riaccompagnarla fino davanti alla sua abitazione. Potremmo lavorare insieme ad un grande disegno, le ha detto d’improvviso, qualcosa da appendere in seguito magari nel corridoio principale della scuola se il preside ce lo permette, e a lei l’idea è subito piaciuta molto. Perciò si sono dati appuntamento per il giorno seguente, portando già le proprie idee ed anche i progetti da confrontare, ancora prima dell’inizio della realizzazione vera e propria dei bozzetti.

Bruno Magnolfi  

giovedì 8 febbraio 2018

Verso casa.




Anna cammina per strada, è da sola, non ha nessun posto preciso verso dove dirigersi, però prosegue in avanti, un passo dietro l’altro, con la mente sufficientemente leggera. Va tutto bene, è un bel pomeriggio, Andrea stamani con una scusa le è andato vicino, le ha soltanto sorriso, ma questo gesto è stato più che sufficiente per farle apprezzare il senso migliore della sua giornata. Non ci sono grandi obiettivi da raggiungere, non c'è da immaginarsi chissà quali sorprese per il futuro, le cose vanno per il loro corso così, senza grossi tentativi da fare.
Sua madre tanti anni fa le aveva detto che ogni giornata va sempre presa con leggerezza, senza mai affrontare troppo seriamente i piccoli fatti che possono accadere. Anche di fronte alle difficoltà bisogna pensare che tutto prima o dopo si sistema, le spiegava certe volte, basta avere una buona dose di pazienza. Lei adesso però non sta più bene come una volta, e non ha semplicemente un piccolo problema da superare: sente ogni tanto un malessere dentro la testa che giorno dopo giorno la sta come consumando, senza che riesca a fare praticamente nulla per alleviare quel piccolo dolore che prova. Non è neppure Andrea il suo problema, niente affatto; piuttosto è quello che lui, neppure volendo, solamente con qualche sguardo e qualche parola dolce detta ogni tanto di nascosto sul posto di lavoro dove si incrociano, le ha fatto facilmente comprendere, senza bisogno di altro.
Con suo marito le cose non vanno, questo è il punto essenziale: loro sono ormai troppo distanti, non c’è più affiatamento, praticamente nessun momento di intimità. La loro è ancora una famiglia, ma lo è soltanto di facciata, anche se soprattutto c’è il loro figlio da crescere, ma per il resto si è formata poco per volta una vera distanza tra lei e Corrado, qualcosa che per molto tempo Anna non ha voluto neanche vedere, e che in questo momento le appare invece persino troppo evidente. Comunque non vanno prese decisioni affrettate, le cose poco per volta troveranno una propria direzione, questo le suggerirebbe sua madre, e lei è disposta assolutamente a seguire questo consiglio, anche se la sua serenità è quasi compromessa.
Chissà quante donne vivono le sue stesse difficoltà, chissà in quante famiglie persiste una condizione del tutto simile alla sua. Lei prosegue a camminare, a guardare dritto avanti a sé, quasi indifferente a tutti coloro che le passano vicino. Potrebbe esserci addirittura Andrea dietro le sue spalle, oppure persino suo marito, tanto si sente a disagio: si trova sempre più smarrita e in difficoltà se solo prova a pensare a cose del genere; addirittura le sembra che le sue stesse caviglie non siano più capaci di tenerla bene sui piedi, perciò sente la necessità di fermarsi, di riprendersi almeno per un po’, anche se tutto appare così difficile. Vacilla, alla fine, si blocca un momento come per aver dimenticato qualcosa, poi riprende a camminare, ma più lentamente.
La solitudine, ecco cosa sente adesso nei propri piedi, anche se a lei non riesce facile allontanarsi da tutti: si è isolata, non riesce a parlare con nessuno di queste sue cose, così può soltanto permettersi di pensarle. Infine torna a fermarsi, si appoggia per un attimo al muro, si sente sfiancata, si tocca con la mano una caviglia ed infine con grande coraggio si volta: no, non c'è nessuno dietro di lei, nessuno che la possa giudicare per quei suoi insoliti comportamenti. Ed allora può tornarsene a casa adesso, alla fine qualche respiro più profondo l’ha fatto, ha provato senz’altro a riflettere meglio, è riuscita a capire magari qualcosa di più in tutto quanto, e da questo momento perciò può riprendere ad essere quella di sempre.

Bruno Magnolfi

venerdì 2 febbraio 2018

Malesseri identici.



Non mi sono mai posta troppe domande. Generalmente mi rannicchio in un angolo, socchiudo lentamente gli occhi, e poi me ne sto lì a pensare soltanto alle cose che mi fanno piacere. Qualcuno in passato mi ha detto anche che appaio spesso indifferente a tutto, però io credo che la mia sia soltanto una semplice difesa. La vicina di casa, mentre le due donne rimangono ferme una di fronte all’altra sul piccolo pianerottolo, l’osserva a lungo, quasi senza riuscire a trovare le parole per interromperla. Agli inizi le sembrava praticamente impossibile che una persona così riservata come la signora Anna improvvisamente si mettesse a farle delle confidenze di quel genere, proprio a lei che in tutto quel tempo da quando abitano in quella loro palazzina si è permessa di  scambiare appena qualche saluto frettoloso con qualcuno tra tutti gli altri condomini, o al massimo si è lasciata andare con i suoi maggiori conoscenti a qualche breve chiacchierata sulla manutenzione del loro caseggiato e magari sui piccoli problemi di normale convivenza tra le mura comuni. Ma adesso prova dentro di sé quasi un piccolo fastidio.
La capisco, le confessa però alla fine della sua riflessione: anche per me è un po’ così; tengo tutto dentro di me senza far comprendere a nessuno i malesseri che posso provare. In fondo però siamo donne, dobbiamo sempre cercare di tenersi da parte, per poi magari fare noi proprio le scelte più giuste quando alla fine queste contano davvero. Anna ride, non era certo questo l’argomento che aveva affrontato, ma in fondo fa lo stesso, le sue opinioni le ha ben chiare dentro di sé, e poi ha già fatto uno strappo alle sue regole soffermandosi a parlare di se stessa con questa vicina, meglio adesso non rivelarle troppe cose riguardo le sue opinioni, a scanso di equivoci. Vede, le dice ancora: io sono ottimista; credo sempre che tutto vada con certezza a finire nella maniera migliore, proprio come nelle favole per i bambini.
Si, ho capito, ho capito bene, fa l’altra; comunque adesso è meglio che vada perché ho ancora un sacco di cose da fare. Le due si salutano come sempre hanno fatto in tutto quel tempo incontrandosi, ed ognuna fatte le proprie rampe di scala rientra nel suo appartamento. Nella sua cameretta c'è Francesco che studia, Anna si muove piano nelle stanze di casa per non disturbarlo facendo rumore, anche se lui ad un tratto si affaccia alla porta soltanto per osservarla in silenzio con un sorriso, come non faceva oramai da un bel po’ di tempo. Lei va subito verso di lui e se lo abbraccia, senza dire niente: in fondo è un gesto semplice questo, però spesso assume più significati di qualsiasi lungo discorso. Poi ognuno torna alle proprie occupazioni.
Anna adesso si sente una sciocca per aver parlato delle sue intimità con quella vicina, ma aveva assolutamente bisogno di farlo, aveva proprio voglia di dire a qualcuno qualcosa che non aveva mai detto ad anima viva. Forse dentro di sé prova davvero un senso di disagio, magari c'è qualcosa che non va di cui non si è ancora del tutto resa conto. Però parlarne con qualcuno che appena conosci è perfetto, riflette con calma: ti aiuta a comprendere che anche tu sei una persona qualsiasi, una come tante, semplicemente una pedina di questa grande scacchiera, e molto probabilmente ogni malessere vero o presunto che puoi provare è proprio uguale a quello di tutti.


Bruno Magnolfi

mercoledì 31 gennaio 2018

Costruzione del futuro.

         

Perche no, non ci sono problemi, aveva detto in un primo tempo la ragazza a Corrado quando lui le aveva chiesto di fare qualche giorno di vacanza assieme durante quella lontana estate. Si conoscevano da poco, lei stava ancora cercando di dare qualche esame universitario, lui invece aveva appena iniziato a lavorare in una filiale assicurativa tramite qualche vecchia conoscenza messa in campo da suo padre per toglierlo dalla strada. Di fatto appena entrato non aveva alcuna competenza in quell’ambito, e perciò lo avevano piazzato durante quel primo anno ad occuparsi delle tante fotocopie, e poi anche a smistare i fax che giungevano continuamente in quegli uffici, in un’epoca ancora senza rete di posta elettronica. Poi però all’ultimo momento lei si era tirata indietro accampando qualche scusa, e Corrado c’era rimasto piuttosto male, tanto che aveva provato ancor più forte quel senso di solitudine che mai sembrava abbandonarlo.
In seguito non aveva neppure più visto quella ragazza, non si erano proprio neppure cercati loro due, e così lui si era ritrovato parecchie volte a trascorrere delle serate in un bar vicino casa, a guardare insieme ad altri la televisione comune nella saletta, o a fare qualche partita ad un biliardino elettronico. Spesso in seguito aveva raccontato in giro ai ragazzi di una tizia che lo aveva proprio fregato, amplificando a dismisura nei suoi discorsi le promesse di un grande futuro insieme a lei e dando anche maggiore risalto al rapporto che c’era stato tra loro in precedenza; di fatto gli piaceva a Corrado mettersi nella posizione di chi veniva improvvisamente trascurato, o di quello che genericamente aveva sfortuna, o anche di colui che non trovava mai le persone giuste che lo comprendessero per come lui era veramente.
Qualche amica di tutti che frequentava il bar rise a gridolini nell’ascoltare le sue storie, fino a quando Corrado smise quasi del tutto di raccontarle così come le sentiva. Poi si fece viva casualmente la ragazza iniziale, e gli disse senza mezzi termini che se voleva rimettersi con lei non ci sarebbero stati troppi problemi. Non durò molto, giusto il tempo di comprendere che lei non era una persona di cui fidarsi troppo, e che adducendo la scusa di non avere mai dei soldi in tasca, di fatto si faceva pagare da Corrado il conto di qualsiasi cosa decidessero di fare. Lui in quel periodo cercò comunque di avere con lei un vero rapporto sentimentale, tanto da farle anche dei regali e parlarle svariate volte della sua difficile infanzia, salvo rendersi conto rapidamente che in questo modo la loro relazione non sarebbe mai andata da nessuna parte.
Si persero nuovamente di vista quando qualcuno disse a Corrado che lei stava frequentando a tempo perso anche qualcun altro, e così lui cambiò giro e non si fece più trovare nei posti dove erano andati insieme per quasi tutto quel tempo. Fu esattamente in quel periodo che iniziò a seguire le corse dei cavalli, ed anche a fare delle scommesse su qualche nome di purosangue di cui sentiva parlar bene nel giro, ma mai delle grosse cifre, giusto qualche piazzato pagato poco però quasi sicuro. Poi conobbe Anna, e allora smise con tutte queste attività, ritrovandosi a trascorrere con lei quasi tutti i momenti che aveva disponibili. Era un futuro vero quello che voleva costruire, anche se nessuno gli aveva mai chiarito bene come si dovesse fare.


Bruno Magnolfi

lunedì 29 gennaio 2018

Grazia irricevibile.



Sono stanca di osservare questo lento disfacimento di tutte le cose, questa quotidianità che spesso semplicemente si autoriproduce, sciupando ad ogni passaggio anche qualcosa di sé, senza comunque mai limitarsi nelle proprie bassezze. Osservo qualcuno che passa fuori dalla mia finestra e so per certo che non c'è proprio alcun significato in questa sfacciata normalità in rotta di collisione con il nulla. Mando avanti le mie cose quasi senza rifletterle, mi muovo dentro la mia casa oramai solo per abitudine, quasi come fossi un automa piegato ad un programma sicuramente stabilito da gente che neanche conosco, del quale solo se riesco almeno per un attimo a non rifletterne a fondo tutti i dettagli, mi sento poi disposta ad accettarne ogni risultato con una maggiore tranquillità, come se tutto fosse davvero determinato soltanto dal mio volere.
Questo dice lei a se stessa davanti allo specchio della sua camera da letto, mentre da sola si guarda con sopportazione preparandosi ad uscire. Vanno comunque allontanate dalla mente le cattive idee, dobbiamo essere positivi, immaginare il giorno seguente sempre migliore di quello appena tramontato, come se il proprio disporsi verso la giornata nuova fosse sufficiente a piegare la realtà in funzione dei nostri desideri. Non c'è catastrofe, non ci sono cambiamenti improvvisi di rotta dentro ai propri piedi, solo queste doverose riflessioni all’interno di un ordinario esistere che nessuno si sogna mai di criticare.
Infine lei esce dalla sua abitazione, si ritrova in strada senza neppure un progetto preciso, soltanto con la voglia di girare a caso, cercando per le vie qualcosa di cui sente con sicurezza dentro sé che non potrà riuscire a trovarne neppure traccia in alcun modo. Ci sono a volte degli scorci di realtà che bussano forsennatamente alla propria fantasia, mostrandosi unici, irripetibili, anche se tutto ciò che si osserva spesso appare così effimero da non meritare più di uno sguardo neppure troppo incantato.
Infine lei trova davvero qualche cosa, forse un odore, oppure un colore nuovo, o magari una diversa prospettiva, ed allora segue quella, come se fosse la vera svolta a cui fino ad un momento prima giurava di non credere, ma che in fondo a se stessa ha sempre un po’ desiderato. Si accende improvvisamente qualcosa tra tutti i suoi pensieri, e forse c’è proprio la salvezza alla fine di una scia di un non so cosa che la porta inesorabilmente verso laggiù, dietro ad un caseggiato anonimo, dove si apre una piccola strada che costeggia un muro. Ma no, non è niente: c’è soltanto un gatto senza padroni che se ne va in giro per conto proprio, pelo lucido di un esemplare dominante indifferente a tutto, e per il resto tutto ciò che c’è lì attorno appare esattamente uguale ad ogni altro particolare che si può osservare in questo scorcio di città.
Non sono io che lo penso, dice lei a se stessa alla fine della strada: sono inevitabilmente queste pietre, queste case, queste facciate di palazzine di periferia che mi indicano la mancanza completa di qualsiasi volontà, come se un riscatto vero e proprio per me come per tutti gli altri non si dovesse proprio mai avverare, neppure in casi estremi, neanche se in diversi individui di un gruppo ben affiatato chiedessimo la grazia riferendoci a qualcuno che sicuramente conta più di noi.


Bruno Magnolfi

mercoledì 24 gennaio 2018

Tranquillità guadagnata.


Signor Baronti, aveva poi detto Corrado a bassa voce approfittando di una pausa in quella piacevole conversazione. Ho bisogno di un piccolo prestito. Lui con calma si era alzato dalla poltrona, aveva appoggiato il bicchiere sul piccolo tavolo, giusto per osservare qualcosa in silenzio, senza neppure tornare a guardarlo: indubbiamente stava riflettendo su quanto c’era da decidere, inutile interromperlo per aggiungere o precisare qualcosa. L’argomento ormai era lanciato, le carte finalmente scoperte, il senso delle cose già definito: il re adesso era nudo.
Fino ad un attimo prima Corrado accarezzava l’idea di alzarsi dalla sua poltroncina ed andarsene al più presto possibile, anche senza chiedere niente. Adesso al contrario si sentiva in una posizione di forza, all’interno di una fase che ne metteva in risalto le caratteristiche con cui era arrivato fin lì, fino a quel punto. Il suo pensiero era che la faccenda poteva apparire conveniente addirittura allo stesso Baronti, semplicemente accondiscendendo alle sue richieste, ed anche lui stesso sicuramente ne era consapevole. Essergli servito su un piatto d'argento il fatto di tenere in pugno in questo modo un misero impiegato delle assicurazioni, trattenendo persino una corsia preferenziale di uscita anche riguardo l’amicizia tra i loro figli era qualcosa che non poteva avere prezzo per un uomo d’affari.
Va bene, aveva detto in effetti; scusi un momento. Era tornato in un attimo con un blocchetto di assegni tra le mani ed aveva scritto in fretta la cifra richiesta, senza neppure porre ulteriori domande. Sapeva perfettamente che in quel modo d’ora in avanti avrebbe tenuto Corrado appeso ad un filo: era sufficiente una sua telefonata alla direzione assicurativa per fargli perdere in un attimo il suo posto di lavoro, e in ogni caso, anche senza giungere a tanto, la sua reputazione in questo modo poteva essere compromessa con poche mosse, e rovinato per sempre un possibile sodalizio tra le loro famiglie, e di conseguenza l’amicizia appena nata tra i loro figli.
Non si preoccupi, aveva detto in fretta Corrado, conservando un certo imbarazzo ma sollevandosi in piedi e prendendo in punta di dita il foglietto già debitamente firmato: un mese o due mi saranno più che sufficienti per rimettermi perfettamente in carreggiata; le riporterò immediatamente in quel momento quanto le devo. L’altro aveva sorriso, forse assommando una leggera ironia, poi l’aveva accompagnato alla porta e gli aveva stretto la mano, guardandolo in faccia ma senza aggiungere niente, ormai consapevole di avere di fronte a sé una persona che non si faceva alcuno scrupolo nello sfruttare le migliori occasioni che gli capitassero a tiro.
Corrado si era fermato un momento appena chiusa alle spalle sia la porta di casa che subito dopo il cancello di ferro pesante del giardino di fronte all’abitazione, ed aveva riflettuto che in fondo non c’era stato niente di male in quanto era accaduto: il Baronti non gli aveva assolutamente chiesto a cosa servissero i soldi, e per quanto ne sapeva poteva anche essere un semplice problema familiare del tutto momentaneo. Perciò lui stesso, senza indugiare neppure su una possibile idea differente, aveva deciso che alla fine tutto gli stava andando per il verso giusto, e che la sua strada adesso era assolutamente spianata per un periodo lineare di ritorno alla tranquillità. E di recupero totale della sua vita di sempre.


Bruno Magnolfi

mercoledì 10 gennaio 2018

Segno di carta.



Fuori dalla mia stanza questi disegni non possono che apparire insulsi, pensa Francesco mentre ne osserva una piccola fila appoggiata in modo casuale sopra la coperta del suo letto. Senza l’intimismo della ricerca che tento ogni volta di inserire in ogni tratto della mia matita, e che forse solo qua dentro ha un senso, tutto sembra perdere velocemente di significato, trasformandosi in un attimo da immagine d’arte ad un qualsiasi scarabocchio. Quando i miei lavori li ha visti il Neri a casa di Cinzia per esempio, nonostante la sua volontà evidente di entusiasmarsi e sostenere le mie cose che osservava per la prima volta, non è riuscito neppure a spiccicare una parola, proprio come se quei cartoncini senza cornice gli risultassero degli elementi a lui completamente estranei, oppure soltanto dei ritratti rappresentanti alcune persone che non conosceva affatto, laddove al contrario aveva davanti semplicemente le facce e le espressioni dei suoi compagni di classe, quegli stessi che si ritrova di fronte praticamente ogni mattina.
Ma è difficile cercare di trasporre l’idea di un carattere che si muove normalmente di fronte a noi, l’interpretazione di una qualche personalità che forse immaginiamo di vedere, come descrivere la caduta della maschera che spesso rimane sopra i nostri visi impegnati nella ricerca spasmodica di apparire sempre diversi da come effettivamente siamo, vergandola semplicemente con una matita sopra un foglio di carta magari a grana grossa. E’ una lettura personale quella che ne viene fuori, e gli altri possono vederci dentro tutt’altre cose rispetto a quelle che avremmo voluto evidenziare.  Per questo, per il rapporto malato tra realtà e trasposizione sulla superficie, l’unico elemento che può emergere poi dal disegno finito è soltanto quella certa sensibilità intimista di chi opera, la stessa che resta poi la più difficile da leggere e da riconoscere.
Per Francesco il punto di osservazione resta l’elemento essenziale con cui guardare tutto, e se fino ad ora si è sentito praticamente sempre da solo nel percorso di acquisizione degli strumenti adeguati per assumere il ruolo che ha scelto, adesso sente che Cinzia gli è vicino, anche se spesso lei non segue del tutto la sua logica. Parlano di queste cose in genere quando si vedono, e certe volte rimangono a lungo anche in silenzio, affinché le parole e le espressioni non intervengano troppo a modificare i loro pensieri. Lei qualche volta sembra entusiasta delle cose che Francesco riesce a disegnare, ma Cinzia è una persona solare, estroversa, che pare appassionarsi facilmente a ciò che stuzzica la propria curiosità, quindi non mostra affatto un giudizio obiettivo e distaccato, e questo è il limite evidente per tutto ciò che tende ad apprezzare.
Però quando lui è da solo di fronte ad un nuovo profilo espressivo, mentre sta cercando la giusta luce da inserire in uno sguardo, o al momento in cui ritaglia le linee opportune con cui si delinea un sorriso lieve, oppure una scolpita faccia seria che mostri prima di tutto un carattere deciso, allora lui sa che quello è soltanto un gioco a due tra sé e la carta, dove non c’è alcuna necessità interpretativa: il segno è quello, e non potrebbe essercene un altro.


Bruno Magnolfi 

giovedì 4 gennaio 2018

Desideri forti.

    

            Dal punto di vista didattico del ragazzo non si può dire niente di male: segue attentamente ogni lezione almeno per quanto riguarda la mia materia, e poi certamente si impegna, è sempre molto preciso, e riesce a trasformare ogni nozione acquisita in un materiale suo proprio, che in seguito ad ogni spiegazione si può facilmente ritrovare anche nelle sue risposte quando semplicemente lo interrogo tanto per conoscere la sua opinione dietro quello sguardo apparentemente assente, anche se è con maggiore facilità che tira fuori le sue idee al momento in cui affronta con energia dei veri e propri compiti scritti, piuttosto che le interrogazioni orali. Anna sorride, è piuttosto soddisfatta di quelle opinioni su suo figlio, almeno a giudicare dai suoi risultati scolastici, però l’insegnante aggiunge subito, come ormai è d’abitudine con tutti coloro che lo conoscono, che di controparte Francesco appare sempre un po’ troppo solitario, non integrato neppure con un qualche piccolo gruppo, tantomeno con tutta la sua classe; forse riesce ad avere soltanto dei brevi contatti con un compagno alla volta, magari solo per qualche chiacchiera del tutto casuale, senza mostrare mai delle reali affinità con gli altri, probabilmente per colpa della sua timidezza che non riesce a superare, o che lo trattiene fortemente come dentro ad un suo mondo.
            Lei alla fine, pur con lo sguardo leggermente intristito, lo ringrazia, stringe la mano anche a quell’ultimo docente con cui ha parlato, e poi esce dalla grande stanza scolastica adibita mensilmente al ricevimento delle famiglie. Non ci si è recata spesso a parlare con gli insegnanti di suo figlio, questo è vero, ma forse perché in passato le sembrava che tenere un comportamento di quel genere sarebbe stato quasi un’ingerenza negli affari di Francesco, e soprattutto perché lui è comunque sempre andato molto bene nei suoi studi, tanto da non far sentire praticamente mai la necessità di quei colloqui sempre un po’ monotoni e forse addirittura sciocchi. Da qualche tempo invece Anna ha finalmente compreso quale forse sia stato il suo più grave errore, ed adesso sta come cercando un aggiornamento più concreto su quanto crede di sapere circa suo figlio, perché improvvisamente si sente pienamente cosciente di quanto la sua età si dimostri davvero piena zeppa di complicazioni. La personalità che Francesco mostra forse è strana, sfuggente, o almeno un po’ particolare, ma non serve a nulla farsene continuamente un cruccio, oppure cercare di spremere se stessi nel tentativo di modificarne l’andamento. Ognuno secondo lei deve essere come è giusto che sia, questo lo ha pensato tante volte, senza che gli altri sulla base di interpretazioni proprie intervengano dall’esterno a ritoccarne il senso o le finalità.
Forse la sua in questo momento è anche la cattiva coscienza di una mamma che negli ultimi tempi si è probabilmente troppo dedicata coi pensieri a qualcosa che non rientra all’interno della sua famiglia, nonostante non abbia fatto assolutamente niente di male. Si sente però in debito verso Francesco, come se lo avesse ignorato o abbandonato per un tempo superiore a quanto poteva essere ammissibile. Vorrebbe sapere adesso qualcosa in più su quanto suo figlio sia davvero riuscito a maturare, questo le sembra il punto essenziale: comprendere meglio il suo comportamento odierno, riuscire ad interpretare ogni tanto almeno qualcuno di quei suoi lunghi silenzi in casa, anche perché se fino ad oggi si è sempre trattenuta dal fargli delle domande dirette, è soltanto per non farlo sentire prigioniero della loro situazione familiare.
Non importa, pensa alla fine come giustificazione uscendo dall’istituto con la facciata grigia e austera: crescerà Francesco, e sempre meglio saprà distinguere da sé ciò che gli serve per proseguire bene la sua esistenza; andrà avanti per conto proprio, con le sue gambe, e avrà dei sogni, delle sicure aspirazioni, ed in seguito un lavoro interessante e forse una famiglia propria, ne sono più che sicura. Sarà improvvisamente grande e uomo fatto giusto uno di questi giorni, pensa lei, quasi senza che la sua mamma se ne sia neppure accorta, ed a quel punto non ci sarà più assolutamente alcun bisogno che io pianga con lo sguardo perso nel vuoto pensando a tutto quello che non sono riuscita a fare per il suo bene futuro, o almeno per spianare al meglio la sua strada, magari concedendogli un sostegno, oppure attivando un dialogo con lui, proprio per cercare di spiegargli con coraggio che la nostra fin da subito è stata sempre e comunque anche la sua famiglia. Sarà davvero se stesso, alla fine della giostra, libero di essere proprio come più desidera.


Bruno Magnolfi